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Festa della Repubblica 2026

Avigliana celebra il 31 maggio 2026 l 80esimo anniversario della Festa della Repubblica in concomitanza con il centenario del gruppo aviglianese dell Associazione nazionale Alpini  Avigliana, 28 maggio 2026 – Quest anno la città di Avigliana si prepa
Data:

31 maggio 2026

Tempo di lettura:

7 min

Tipologia

Avvisi

Descrizione

Avigliana celebra il 31 maggio 2026 l’80esimo anniversario della Festa della Repubblica in concomitanza con il centenario del gruppo aviglianese dell’Associazione nazionale Alpini 

Le celebrazioni in occasione dell’80esimo anniversario della Repubblica si svolgono il 31 maggio ad Avigliana

Avigliana, 28 maggio 2026 – Quest’anno la città di Avigliana si prepara a vivere una celebrazione doppia di rilievo istituzionale e storico. La comunità si riunirà per onorare la Festa della Repubblica, un momento fondamentale della nostra democrazia. Contemporaneamente, i festeggiamenti assumeranno un valore speciale grazie al centenario della sezione locale dell’Associazione nazionale Alpini. La festa degli alpini inizia venerdì 29 maggio e si conclude il 31. L’anniversario segna un secolo di impegno e presenza costante delle penne nere sul territorio aviglianese.

L’appuntamento per la cerimonia ufficiale della Festa della Repubblica è alle 11 del 31 maggio al Monumento ai Caduti per la posa della corona e il saluto delle autorità, alla presenza del sindaco di Avigliana Andrea Archinà.

Il saluto del sindaco
Foto per gentile concessione Luna nuova

Buongiorno a tutte e tutti. Rivolgo il mio saluto e quello dell’Amministrazione comunale alle autorità civili e militari presenti, al capogruppo degli Alpini di Avigliana Ezio Giovanardi e a tutto il direttivo, al presidente della Sezione Ana Val Susa Giancarlo Sosello, ai rappresentanti delle associazioni d’arma, alla Fanfara Ana Val Susa, alle associazioni e a tutte le cittadine e i cittadini che oggi sono qui. Un sentito grazie per la vostra partecipazione. Quest’anno abbiamo fatto una scelta precisa. Abbiamo voluto anticipare al 31 maggio la celebrazione della Festa della Repubblica, che cade il 2 giugno, per unirla ai festeggiamenti del centenario del Gruppo Alpini cittadino. Non per comodità di calendario, ma perché queste due ricorrenze dialogano tra loro in modo inequivocabile. Il Gruppo Alpini di Avigliana raggiunge il traguardo dei cento anni: fu fondato il 9 marzo del 1926. E tra due giorni la nostra Repubblica ne compirà ottanta. Cento anni di penne nere e ottant’anni di democrazia non sono due celebrazioni che si dividono lo spazio di una mattinata: sono due capitoli della stessa storia che si intrecciano. E credo valga la pena ricordare il perché. Cento anni fa, un gruppo di uomini di questa città decise di restare insieme. Non per un obbligo, ma per scelta. Da allora, sotto lo stesso cappello, generazione dopo generazione, gli Alpini di Avigliana hanno fatto una cosa semplice e rara: esserci sempre. Sono stati accanto alle popolazioni colpite dai disastri naturali, come ama ben ricordare il capogruppo Giovanardi e ci sono ancora oggi, con i loro centoventuno iscritti, nella raccolta per il Banco alimentare, nelle castagnate con i bambini delle nostre scuole, nella cura paziente della chiesa di San Pietro, che hanno riaperto alla comunità. È quello che il presidente Sosello chiama, con parole esatte, il “vero amor di patria inteso come difesa dei valori di una società libera e democratica e rispetto delle regole della comune convivenza”.

Foto per gentile concessione Luna nuova

Ecco. Fermiamoci su queste parole, perché sono già la Costituzione. Sono già il 2 giugno. Perché i valori che gli Alpini custodiscono — il senso del dovere, la solidarietà verso chi è in difficoltà, il sacrificio per gli altri, il non
lasciare indietro nessuno — sono esattamente i principi che nel 1946 i nostri padri e le nostre madri costituenti scelsero come fondamento della Repubblica. Non è una somiglianza casuale. Nasce dallo stesso luogo: dalla montagna. Qui, nella nostra Valle di Susa, la montagna non è solo uno sfondo. È maestra. Insegna che in salita si procede in cordata, legati l’uno all’altro, dove il passo del più forte si misura su quello del più debole.
Insegna che la vetta non si conquista da soli, e che una volta raggiunta va presidiata, perché il maltempo può cancellare in un’ora ciò che è costato una giornata di fatica. E sono le stesse montagne che, in questi anni, abbiamo imparato a leggere insieme attraverso la nostra “trilogia” civile. Il 25 aprile, quando ripercorriamo i sentieri partigiani di questa valle e ricordiamo che da quassù l’Italia ritrovò la libertà. Il primo maggio, quando rendiamo onore al lavoro come primo fondamento della Repubblica e a quella stessa idea di mutualismo che ad Avigliana ha radici antiche: “nessuno da solo, tutti insieme”, non carità ma solidarietà organizzata — esattamente lo spirito che muove gli Alpini quando si mettono al servizio. E il 2 giugno, quando quella libertà conquistata sui monti e quella dignità acquisita nel lavoro diventano un voto. La tradizione alpina, la Resistenza, il mutuo soccorso, il suffragio: bevono tutti alla stessa sorgente. E quella sorgente, nel giugno del 1946, sfociò nelle urne.
Perché il 2 giugno fu, prima di tutto, una salita. La più alta che questo Paese avesse mai affrontato. Quel giorno gli italiani scelsero la Repubblica — il 54,27 per cento contro il 45,73 — con un partecipazione al voto mai vista prima, anche perché a rendere quella vetta davvero universale, furono soprattutto le italiane: il 1946 fu l’anno in cui le donne, per la prima volta nella Storia di questo Paese, poterono votare e farsi votare. E qui voglio tornare a ringraziare le ragazze e i ragazzi del nostro Istituto Galileo Galilei, che con il lavoro e da qualche settimana anche un libro “Donne in cerca di guai” hanno riportato alla luce la forza della Resistenza femminile, e che in questi anni ci hanno aiutato a riconoscere il filo che lega le donne partigiane di queste valli alle donne che nel ’46 entrarono per la prima volta in una cabina elettorale. Sono lo stesso coraggio. Molte di quelle elettrici avevano già combattuto nella Resistenza: quel voto fu la loro seconda Liberazione.

Foto per gentile concessione Luna nuova

E quella conquista non rimase nelle urne. Salì fino all’Assemblea Costituente, dove ventuno donne sedettero a scrivere la nostra Carta, spesso contro i pregiudizi dei loro stessi colleghi di partito. Dobbiamo a Lina Merlin, e alla sua tenacia, quelle tre parole nell’articolo 3 — “senza distinzione di sesso” — che hanno cambiato il volto dell’Italia.
E dobbiamo a Tina Anselmi un insegnamento che vale per gli Alpini come per chiunque di noi: per cambiare le cose, bisogna esserci. Le decisioni si prendono dove si è presenti. E permettetemi di soffermarmi su questo punto, perché è il più scomodo, ma anche il più necessario. Nel 1946 le italiane non si limitarono ad andare a votare: oltre duemila di loro accettarono di candidarsi e furono elette nei consigli comunali di tutta Italia. Misero il proprio nome sulla scheda. Si esposero. Ecco, il voto è un diritto prezioso e va esercitato sempre — e oggi che l’astensione cresce di elezione in elezione, dal quasi novanta per cento del ’46 al sessantaquattro delle ultime politiche, dirlo non è mai superfluo. Ma c’è un gesto ancora più impegnativo del votare, ed è il decidere di stare in prima linea, di candidarsi, di assumersi in prima persona la responsabilità di servire la propria comunità. È un coraggio che oggi si
fa sempre più raro, e dovremmo preoccuparcene tutti. Gli Alpini, in fondo, in cento anni questo coraggio non l’hanno mai fatto mancare: in primis i capigruppo che si sono passati il testimone dal 1926 a oggi — una vera staffetta di persone che, una dopo l’altra, hanno detto “ci sto”.
È il modello più semplice e più alto di cittadinanza attiva che conosca. E allora il mio augurio, in questa mattina di festa, è che gli Alpini continuino a fare ciò che sanno fare meglio: indicarci la via verso l’alto. Aiutarci a non cedere al gelo dell’indifferenza per chi soffre, a superare le creste e i crepacci che ancora ci distanziano da una società più giusta, a non lasciare indietro nessuno lungo il cammino, perché in montagna come nella vita si va avanti soltanto restando uniti, l’uno accanto all’altro.
Festeggiamo oggi due traguardi che hanno camminato fianco a fianco: i cento anni del Gruppo Alpini di Avigliana e gli ottant’anni della nostra Repubblica. Entrambi nati dalla stessa terra e dalle stesse montagne, custodi degli stessi valori. Che possano accompagnarci ancora a lungo, gli Alpini a rammentare alla Repubblica da dove veniamo, quest’ultima a indicare a tutti la direzione da seguire.
E che le penne sui loro cappelli ci ricordino, oggi e nei prossimi cento anni, quanto sia importante volare in alto per mantenere vivo quel senso di umanità che è alla base del benessere di ogni popolo — e della tenuta di ogni Stato democratico.
W gli Alpini. W la Repubblica. W l’Italia.

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Ultimo aggiornamento pagina: 31/05/2026 21:03:38

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