La Sacra di San Michele sorge sullo sperone roccioso del Monte Pirchiriano. Si tratta di un'abbazia dalla forma assai caratteristica, fondata verso il 1000 da San Giovanni Vincenzo, già arcivescovo di Ravenna, in sostituzione forse di un tempietto longobardo dedicato all'Arcangelo San Michele. Dice la leggenda che la cappella sia stata eretta pezzo a pezzo da angeli e da colombe trasportando il materiale di una chiesetta preesistente sull'opposto monte Civrari. In realtà quest'enorme complesso di edifici fu fatto erigere intorno al Mille dall'alverniate Ugone di Montboissier per i monaci benedettini. Ampliata già nel 1110, la costruzione divenne un fiorentissimo monastero, con 300 monaci e 140 chiese e abbadie poste sotto la sua giurisdizione. Nel corso dei secoli successivi ebbe alternativamente periodi di splendore e di rovina, assalita più volte da milizie straniere e più volte riedificata con ampliamenti e nuovi edifici. Nel 1378 essa apparteneva al Conte Verde. Nel 1622 Gregorio XV soppresse l'ordine benedettino della Sacra. Da allora l'Abbazia soffrì di un periodo di decadenza che durò quasi due secoli finchè nel 1836 essa fu affidata ai Padri Rosminiani; in quella stessa epoca divenne dimora delle salme di numerosi principi sabaudi. L'Abbazia consta di un grandioso edificio, al quale si accede attraverso lo Scalone dei Morti (intagliato nella viva roccia e così chiamato per la presenza di antichi sepolcri) e la porta dello Zodiaco, che ha belle sculture romaniche del maestro Nicolao. La basilica si presenta in stile ogivale, ma con abside romanica in serpentino che si erge al di sopra delle enormi costruzioni alte persine 23 metri. Un bellissimo trittico sull'altar maggiore rappresenta una Madonna con Bambino opera di Defendente Ferrari. Tutt'intorno alla parete della chiesa di trovano le urne sabaude, tra le quali un severo mausoleo che racchiude le illustri spoglie di un celebre abate della Sacra: Guglielmo III di Savoia. Dalla navata centrale si accede (mediante una scaletta) a tre cappelle, addossate l'una all'altra e che rappresentano le primitive chiesette scavate nella viva roccia, una bizantina, una longobarda e infine quella di San Giovanni Vincenzo. Dal piazzale davanti alla chiesa si può ammirare un meraviglioso panorama sulle colline e la pianura sottostante; è curioso il salto della roccia sul piano della Dora, chiamato Salto della Bell'Alda a ricordo di una diffusa leggenda popolare: si narra infatti che una onesta contadina si gettasse nel precipizio per sfuggire ad un soldato francese e, sostenuta dagli angeli, si posasse a terra incolume, ma che, inorgoglitasi per tanta grazia, volesse ripetere l'esperimento e finisse con lo sfracellarsi sulle rocce sottostanti.
* Tratto da: Italgeo (Istituto per ricerche geografiche e studi cartografici) - 1962
Dopo anni di trascuratezza, con danni generati da infiltrazioni di acqua alle volte e danni inferti alle strutture dalle sottostanti cave di pietra che facevano giornalmente brillare delle mine, sono iniziati in questi ultimi anni una serie di restauri che porteranno la Sacra all'antico splendore. Simbolo della Regione Piemonte da alcuni anni è luogo di importanti manifestazioni, convegni, mostre e concerti. Nel frattempo è sorto un "Comitato Sacrense" composto da esperti e studiosi per promuovere l'antica Abbazia come luogo sacro di pellegrinaggio internazionale e ritrovo spirituale. Da 160 anni si occupano della Sacra i Padri Rosminiani che, aiutati da 300 giovani volontari, organizzano visite guidate tutti i giorni festivi e animano le funzioni religiose e i momenti di preghiera.
INFORMAZIONI
www.sacradisanmichele.com